Il gusto della tradizione e delle cose fatte bene. Passione e maestria.
Le degustazioni tra amici in una tenuta sono sempre un momento eccezionale di piacere, convivialità e scoperta. Per questo incoraggiamo sempre i nostri ospiti ad andarci per incontrare i nostri vignaioli e ascoltarli parlare con passione del loro mestiere e del loro modo personale di concepirlo ed esercitarlo. Al Domaine Michel prevale la tradizione, con una vendemmia interamente manuale su tutti i terroir.

È domenica 11 ottobre 2020 che siamo andati a fare una degustazione tra amici al Domaine Michel a Clessé, condotto da Denis, Franck e Vincent Michel.
È Franck ad accoglierci. Iniziamo la degustazione con un Mâcon Villages 2018. Già l’esordio è pieno di promesse, con un vino simpatico, fresco e vivace che si immagina subito con qualche caprino di Mancey e una fetta di jambon persillé.
Proseguiamo con un Viré Clessé Tradition 2017 e poi un Viré Clessé Quintaine che non lascerà indifferente nessuno di noi!
Ma il mio grande preferito è il Viré Clessé Cuvée Vieilles Vignes. Questa cuvée proveniente dal terroir «Sur le chêne», con viti di Chardonnay di circa 60 anni di età media, ha tutto per piacermi, e finisco per dirmi che anche in materia di vino ho un debole per l’atipico. Affinata 12 mesi in botte di rovere e poi 12 mesi in vasca d’acciaio inox per ottenere stabilità e omogeneità, questa cuvée appaga la mia inclinazione per il legno senza eccessi. Può in effetti sorprendere i puristi che vogliono assolutamente ritrovare la tipicità del Viré Clessé in tutti i Viré Clessé, ma io sono felice di avere alternative diverse che tuttavia non snaturano la tradizione. Insomma, amo essere sorpresa e scossa, non persa, e qui è riuscito. Ah, e anche quel colore miele, lo adoro!
Proseguiamo con il Viré Clessé La Barre. Il terroir della Barre è la culla delle cuvée d’eccezione del Domaine Michel.
Situato a mezza costa, esposto a levante, è composto essenzialmente da viti
piantate prima del 1930.
Questo versante beneficia in certe annate delle condizioni climatiche eccezionali di fine settembre, con le sue brume mattutine e il sole per il resto della giornata, favorendo così la surmaturazione. Si ottengono allora uve «levroûtées» (riflessi ramati, ambrati, tipici della surmaturazione sana, del colore del pelo del leprotto…). Sono queste condizioni particolari a dargli quel lato leggermente morbido.
Questa cuvée affina lentamente in vasca d’acciaio per due anni prima dell’imbottigliamento.
Infine (o meglio, purtroppo) concludiamo con la cuvée Héritage 2006, ottenuta dalle vecchie viti della tenuta; è il simbolo del patrimonio familiare: una bella Héritage.
Le condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo della botrytis (muffa nobile)
si presentano solo in rare annate; le uve danno allora vini di
concentrazione eccezionale: grandi dolci, potenti, complessi ed equilibrati. Siamo tipicamente di fronte a un vino da dessert che ricorda un po’ le vendemmie tardive, con un lato leggermente moscato. Questa cuvée Héritage così particolare è ancora disponibile grosso modo fino a fine anno, non molto di più, quindi non possiamo che consigliare agli appassionati di fare presto.

Un immenso grazie a Franck Michel per la pazienza con cui ha sopportato tutte le mie domande e il mio mitragliare di foto. Grazie anche per averci lasciato entrare nella sua magnifica cantina a volta.
Ci sono piaciuti moltissimo, all’unanimità, i vini del Domaine Michel e raccomanderemo senza riserve questa tenuta ai nostri ospiti, che hanno già il piacere di ritrovarla sulla nostra carta.
Un grande grazie anche al nostro amico Maurice Machefaux per aver organizzato questa visita per noi.
Abbiamo poi cenato a La Virée Gourmande di Viré, ma poiché non bisogna mescolare tutto, potrete leggere che cosa ne abbiamo pensato (appena avrò avuto il tempo di scriverlo).
